Fondo Mondiale per la Natura
Sezione di Savona
SAVONA, 06/03/2005 COMUNICATO STAMPA
Molte di queste zone un tempo coperte da boschi con il ripetuto passaggio del fuoco nei ultimi anni sono diventate delle vere e proprie praterie senza alberi dove si stanno innescando dei processi erosivi del terreno con perdita di suolo!
Ecco alcune nostre richieste:
1- MONITORAGGIO DELLE AREE BRUCIATE - monitorare
le aree bruciate che minacciano di innescare fenomeni di erosione del
terreno ed impedire ogni “appetito edilizio”, avviando al più presto il
catasto delle aree percorse dal fuoco così come prevede la legge;
2- INVESTIGAZIONI CONTRO GLI INCENDIARI -
L'uso di nuove tecnologie investigative per la lotta agli incendiari che
mandano in fumo ogni anno migliaia di ettari di bosco e di macchia
mediterranea, favoriti dalla “complicità” della siccità che rende arido il
terreno, dalle alte temperature e dal vento, sono dei veri e propri
criminali e non semplici piromani come spesso vengono descritti nei racconti
di cronaca. Chi incendia un bosco è come un ladro che ruba in una banca e
non un malato neuropsichico, e come tale deve essere trattato: bruciare un
bosco è un danno collettivo immenso e costituisce anche un pericolo per
l’uomo. Serve una severa applicazione della nuova normativa sulla lotta agli
incendi, con un approccio investigativo, con pattugliamenti costanti sul
territorio più a rischio effettuati da tutte le forze di polizia per
risalire ai colpevoli. Un potenziamento di mezzi, uomini e strumenti per le
forze dell’ordine.
3- PREMIARE CHI GESTISCE CORRETTAMENTE IL TERITORIO - Una capillare opera di prevenzione che metta al riparo i boschi savonesi, sicuramente quelli più pregiati dal punto di vista naturalistico come quelli all’interno delle aree naturali protette: La regola più semplice: creare meccanismi di incentivo come l’assegnazione agli agricoltori, agli allevatori, ai proprietari dei boschi di incentivi (agevolazioni fiscali et altro)nei casi in cui questi, grazie alla loro sorveglianza, riescono a scongiurare gli incendi.
4 – PIANI DI PREVENZIONE: Coordinamento tra gli enti competenti sul territorio. Attivare strutture di prevenzione fisse sul territorio nelle aree a maggior rischio, soprattutto all’interno di aree protette, con pattuglie mobili di primo intervento non appena si accendono i primi focolai, ed interventi più massicci con autobotti e mezzi aerei in caso di fuoco più intenso.
5 – INTERVENTI SELVICOLTURALI: interventi selvicolturali nelle aree boscate corretti. Nel passato le tecniche di forestazione venivano effettuate con alberi non autoctoni a rapido accrescimento, creando dei veri e propri boschi definiti “paraclimax”. Gli interventi selvicolturali devono prevedere invece il mantenimento e l’inserimento di specie arbustive ed arboree autoctone, consentendo una maggiore biodiversità forestale e creando le condizioni per cui in un bosco riesca ad instaurarsi un valore di “climax”. Pulizia dei sentieri, delle mulattiere e delle strade sterrate esistenti. Sono da evitare la realizzazione di nuove strade in aree boscate che potrebbero alimentare “appetiti edilizi”. Vedi ad esempio il famoso presidio ambientale, adottato da molti piani urbanistici comunali. Tale artificio, ove già realizzato non ha mai costituito reale ostacolo all’abbandono del territorio o agli eventi atmosferici e/o causati dall’antropizzazione che minacciano l’ambiente e non ha garantito la corretta gestione del patrimonio boschivo e naturale; ma ha consentito la edificazione a fini meramente abitativi, con grande compromissione del territorio.
Piombo Marco