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Scelta Impregilo come GC per il ponte sullo Stretto di Messina WWF: “OPERA AD ALTO RISCHIO ECONOMICO E AMBIENTALE” PERDITE ECONOMICHE CERTE E VIZI SU PROCEDURA GIA’ DENUNCIATI ALL’UE “Danni economici e non solo, ormai certi per la vittoria di Impregilo, una vittoria che era ampiamente annunciata. La frittata è fatta ma i giochi non sono ancora chiusi: il WWF chiederà al prossimo Governo, chiunque esso sia, di ripensare alla scelta del Ponte sullo Stretto e chiede oggi all’unione Europea di esprimersi sulle procedure sin qui seguite – ha dichiarato Gaetano Benedetto – segretario aggiunto del WWF Italia - L’apertura dei cantieri è prevista entro il 2006, ma i lavori di progettazione definitiva ed esecutiva fanno parte dell’appalto vinto da Impregilo. Questo significa che si potranno evitare i danni ambientali ma non la grave ipoteca posta sui conti pubblici. Il WWF ritiene però che anche a costo di pagare le ingenti penali che oggi, assegnata l’opera, scattano automaticamente a favore di Impregilo, la realizzazione del Ponte sullo Stretto va comunque fermata. Il Ponte è infatti un investimento in perdita e, quindi, il pagamento di penali anche ingenti, sarebbe comunque “più conveniente” che non dover far fronte alle perdite che la gestione del ponte provocherà a danno di tutti i contribuenti. Per non dire poi dell’aumento dei costi in corso d’opera che è pressoché certo. Il pagamento delle penali, quanto meno, impedirà uno scempio ambientale che senza alcun dubbio andrà ad alterare il contesto paesaggistico e naturale dello Stretto di Messina. Più viene perfezionata una procedura, che a nostro avviso presenta vari vizi e profili di rischio economici, tecnici, sociali e ambientali – come dimostra anche l’inchiesta penale aperta dalla Procura di Roma sulla regolarità della procedura di valutazione di impatto ambientale - più lo Stato si vincola, attraverso la Stretto di Messina SpA (organismo di diritto pubblico interamente finanziato con soldi pubblici) con i grandi gruppi privati che formano le cordate dei General Contractor alla progettazione/realizzazione di un’infrastruttura come il ponte sullo Stretto di Messina, che ha costi insostenibili per la comunità nazionale”. Il WWF vuole sapere se la procedura sin qui seguita per la scelta del GC per il ponte sullo Stretto di Messina sia regolare: l’associazione ha inviato una documentata segnalazione il 28 giugno scorso alla DG Mercato Interno della Commissione Europea (da cui ha avuto risposta il 23 agosto scorso). La segnalazione, su cui sia la CE che l’Autorithy hanno aperto una pratica, è relativa a presunte irregolarità nella procedura di prequalifica delle cordate per il GC, capeggiate rispettivamente da Astaldi e da Impregilo, in relazione alla presenza nelle due cordate di imprese che risultano essere collegate - la CCC di Bologna (nella cordata capeggiata da Astaldi) e la CMC di Ravenna (nella cordata Impregilo), che fa parte del Consorzio CCC - per sospetta violazione della normativa comunitaria sugli appalti (Direttiva 93/37/CEE), che vieta questo tipo di collegamenti, che incidono sulla trasparenza della procedura, ponendo a rischio il risultato della gara. “I meccanismi previsti dalla normativa derivante dalla Legge Obiettivo mettono in un angolo lo Stato – conclude Benedetto -, è per questo che vogliamo avere certezze sulla regolarità delle procedure di selezione, anche perché non vorremmo che si aprisse un contenzioso su eventuali aspetti tecnico-finanziari insorti successivamente all’assegnazione al GC, dipendenti dal reale costo del ponte e delle opere di adduzione rispetto al traffico stimato.” Il WWF Italia ricorda che i 4.4 miliardi di euro, posti a base di gara, a giudizio non tengono conto della lievitazione del costo dei materiali (prima di tutto l’acciaio), del raddoppio dei tempi dei cantieri (da 6 ad, almeno, 12 anni), dei costi aggiuntivi derivanti dalle oltre 35 prescrizioni contenute nella Delibera CIPE 66/2003 per limitare l’impatto ambientale; tutti aspetti che, a giudizio degli ambientalisti, porteranno incrementi di 1,5 e i 3 miliardi di euro. Questo a fronte di un traffico veicolare privato che secondo le stime ufficiali raggiungerà al 2032 il modestissimo traguardo di 18.500 veicoli al giorno (crescita alta) o di 10.500 (crescita bassa) – secondo le stime di DICOTER, organo tecnico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -, pur in presenza di un Ponte che permette il transito di 100 mila veicoli al giorno, confermando come il traffico stradale (a più alta redditività) sarà per 20 anni estremamente limitato e non sottrarrà quote di domanda al traffico aereo o marittimo locale o di lunga distanza. Roma, 12 ottobre 2005 Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497377 Segue scheda : “ 10 MOTIVI PER DIRE NO AL PONTE” IL DECALOGO “NERO” DEL PONTE SULLO STRETTO
1- DISTRUGGE UN PATRIMONIO NATURALE UNICO: lo Stretto di Messina rappresenta uno dei luoghi a più alta biodiversità dell’Ecoregione Mediterraneo. Questa immensa ricchezza naturalistica è riconosciuta anche dall’individuazione di ben 11 aree protette indicate dalle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (79/409/CEE) e una riserva naturale orientata, istituita dalla Regione Sicilia, presso la Laguna di Capo Peloro. 2- SBARRA UNA DELLE 3 ROTTE MIGRATORIE PIU’ IMPORTATI D’EUROPA, insieme al Bosforo e Gibilterra. Sono 312 le specie di uccelli europei che attraversano i Monti Peloritani, le colline di Ganzirri, poi lo Stretto di Messina, prima di giungere al continente europeo. Nel caso venga realizzato il ponte, migliaia di uccelli moriranno per l’impatto con le strutture aeree (torri altre 328,60 m, 166.600 tonnellate di cavi stesi per una lunghezza di 5 km per tenere il ponte; barriere di protezione dei tracciati stradali e ferroviari, l’impalcato stesso) per le alterazioni indotte alla laguna di Capo Peloro (luogo di sosta indispensabile per riprendere le energie perdute) e per l’effetto distorsione ottica che porterà molti di loro, a perdere l’orientamento. 3-DANNI ALLE SPECIE MARINE E ALLE RISORSE ITTICHE. Lo Stretto di Messina rappresenta un punto cruciale per il transito marino di numerose specie, trovandosi lungo una delle principali direttrici del Mediterraneo. Tra le specie più importanti, da un punto di vista ambientale oltre che economico, ci sono i grandi pelagici, come il Tonno, l’Alalunga, la Palamita, l’Aguglia imperiale e il Pescespada. Proprio la “ricchezza” di cibo nello Stretto determina che molti pesci transitino in acque superficiali e possano essere catturati con le particolari barche chiamate “passerelle” o “feluche” attive solo in questa parte del Mediterraneo. Inoltre, lo Stretto è un punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, probabilmente è il più importante del Mediterraneo. Gli effetti negativi, irreversibili e perenni nel caso venisse realizzato il ponte, sono l’effetto ombra e l’effetto luce che potrebbero causare un ostacolo alle migrazioni. 4- L’OPERA E’ PIU’ GRANDE RISPETTO A QUELLA PRESENTATA ALLA “VIA” Il ponte sospeso ad unica campata presentato alla Valutazione di Impatto Ambientale nel gennaio 2003, risulta ancora più lungo del precedente. Il doppio impalcato stradale e ferroviario è lungo 3.300 m, più di 200 m rispetto al precedente e le torri che lo sorreggono sono ancora più alte, 382,60 m rispetto ai 376 m del progetto del 1992. A questi dati sull’impatto dell’opera principale si deve aggiungere lo sviluppo delle opere connesse: infrastrutture stradali e ferroviarie per complessivi di 3,1 km di tratti su terra, 2,0 km di tratti su viadotto e 20,6 km di tratti in galleria. 5- MILIONI DI METRI CUBI DI MATERIALI DA SCAVO: La realizzazione del ponte e delle opere connesse comporterà, e sono dati prudenziali: un fabbisogno complessivo di inerti pari a 3.540.000 metri cubi di materiali (di cui 1.750.000 vengono da cave); e una produzione di materiali provenienti dagli scavi per un totale di 6.800.000 metri cubi (di cui 1.790.000 vengono riutilizzati e 5.010.000 andranno a deposito). Con un coinvolgimento non solo del territorio urbano del Comune di Messina ma di tutto l’hinterland densamente urbanizzato. Nel solo territorio di competenza del Comune di Messina sono previste ben 12 grandi aree di cantiere. 6- RISCHIO SISMICO: sull’assetto geologico e sismotettonico dello Stretto esistono interpretazioni discordanti. La faglia, causa del terremoto del 1908, è stata indicata come una spaccatura di circa 40 km di lunghezza e si trova sepolta sotto 3000 m di sedimenti per cui è detta “cieca” e non è direttamente osservabile. Lo stretto, dunque, si imposta lungo un sistema di faglie che svincola il blocco siciliano e quello calabrese, all’interno di una zona crostale tra le più dinamiche del mondo, al di sotto di queste regioni, infatti, si realizza da milioni di anni, l’incontro-scontro tra la placca africana e quella europea, la presenza dei numerosi vulcani attivi, ne è l’evidenza più spettacolare. Sulle sponde dello stretto le città sono comunque edificate senza piano antisismico. E’ da sottolineare come nessuna delle tre città dello stretto sia dotata di un piano di evacuazione, mentre, solo il 25% delle costruzioni è antisismico. Durante il terremoto del 28 dicembre 1908 furono rase al suolo le città di Reggio e Messina con oltre 80.000 di magnitudo Ricther 7,1 intensità (intensità XI-XII Mercalli). 7 – POCHISSIMO IL RISPARMIO DEI TEMPI DI ATTRAVERSAMENTO Anche secondo la relazione della Commissione del Consiglio comunale di Messina sulla sostenibilità sociale del ponte si dimostra che il ponte farebbe aumentare la percorrenza stradale per accedere all’infrastruttura di 20 chilometri e ridurrebbe i tempi delle operazioni di transito dello Stretto di Messina di soli 10 minuti rispetto al traghettamento. 8- CANTIERI DIVORATORI DI ACQUA in zone già carenti di risorse idriche. Il sistema idrogeologico verrebbe drammaticamente alterato. Occorreranno milioni di metri cubi di cemento per tutte la strutture dell’opera ponte, e questi dovranno essere impastati con altrettante migliaia di mc di acqua dolce. Si dovrà gestire l’uso della già scarsa quantità d’acqua esistente, nel modo migliore. Si dovrà scegliere se soddisfare i fabbisogni delle popolazioni già assetate di Calabria e Sicilia o utilizzare l’acqua per impastare il calcestruzzo. La popolazione locale potrebbe essere costretta a comprare l’acqua anche potersi lavare. 9- CENTINAIA DI ESPROPRI. Il ponte e le opere connesse hanno bisogno di spazio e per conquistarlo sono previsti centinaia di espropri. La durata dei cantieri sarà almeno doppia di quella preventivata dai progettisti (almeno 12 anni invece di 6). Infatti, oltre al ponte saranno realizzate infrastrutture ferroviarie e stradali per complessivi 3,1 km di tratti su terra, 2,0 km di tratti su viadotto e 20,6 km di tratti in galleria. 10- COSTA TROPPO. Il costo del ponte si stima ad oggi tra i 7,5 e i 9 miliardi di euro. Infatti, nei 6 miliardi previsti non è stato calcolato né l’aumento del 50% del costo dell’acciaio sui mercati internazionali, che dovrebbe portare ad un incremento di prezzo dell’opera attorno al 15%, né il rilevante aumento del costo del lavoro per il raddoppio dei tempi dei cantieri. E’ stato anche ampiamente sottovalutato l’aumento dei costi derivato dalle 35 prescrizioni di carattere tecnico e ambientale, richieste dal CIPE, in occasione dell’approvazione del progetto preliminare, che riguardano quasi tutti gli aspetti fondamentali (naturalistici, paesaggistici e urbanistici), tra cui quelli importantissimi, per l’area interessata dall’intervento, inerenti gli aspetti sismologici e geo-tettonici.
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