Fondo Mondiale per la Natura
Sezione di Savona
Il fuoco, così come si sviluppa oggi nel nostro paese, ha ormai perso per l’ambiente mediterraneo quello che era il suo antico ruolo ecologico: l’aumento della frequenza e delle superfici colpite ne determinano un impatto sempre più devastante sugli ecosistemi.
Ecco perché di fronte a questa emergenza servono risposte politiche di grande impatto per fronteggiare una situazione che non deve essere dimenticata una volta trascorsa l’estate. Serve una presa di coscienza collettiva, del Governo nazionale e degli Enti locali.
Ecco alcune richieste:
1- MONITORAGGIO DELLE AREE BRUCIATE - monitorare
le aree bruciate che minacciano di innescare fenomeni di erosione del
terreno ed impedire ogni “appetito edilizio” o operazioni di “rimboschimento
strumentali”, avviando al più presto il catasto delle aree percorse dal
fuoco così come prevede la legge;
2- INVESTIGAZIONI CONTRO GLI INCENDIARI -
L'uso di nuove tecnologie investigative per la lotta agli incendiari che
mandano in fumo ogni anno migliaia di ettari di bosco e di macchia
mediterranea, favoriti dalla “complicità” della siccità che rende arido il
terreno, dalle alte temperature e dal vento, sono dei veri e propri
criminali e non semplici piromani come spesso vengono descritti nei racconti
di cronaca. Chi incendia un bosco è come un ladro che ruba in una banca e
non un malato neuropsichico, e come tale deve essere trattato: bruciare un
bosco è un danno collettivo immenso e costituisce anche un pericolo per
l’uomo. Serve una severa applicazione della nuova normativa sulla lotta agli
incendi, con un approccio investigativo, con pattugliamenti costanti sul
territorio più a rischio effettuati da tutte le forze di polizia per
risalire ai colpevoli. Un potenziamento di mezzi, uomini e strumenti per le
forze dell’ordine.
3- PREMI DOVE NON SI BRUCIA - Una capillare opera di prevenzione che metta al riparo gli oltre 6 milioni di ettari di boschi italiani, sicuramente quelli più pregiati dal punto di vista naturalistico come quelli all’interno delle aree naturali protette: La regola più semplice: creare meccanismi di incentivo come l’assegnazione agli agricoltori, agli allevatori, ai proprietari dei boschi di premi nei casi in cui questi, grazie alla loro sorveglianza, riescono a scongiurare gli incendi.
4 – PIANI DI PREVENZIONE: Coordinamento tra gli enti competenti sul territorio. Attivare strutture di prevenzione fisse sul territorio nelle aree a maggior rischio, soprattutto all’interno di aree protette, con pattuglie mobili di primo intervento non appena si accendono i primi focolai, ed interventi più massicci con autobotti e mezzi aerei in caso di fuoco più intenso.
5 – INTERVENTI SELVICOLTURALI: interventi selvicolturali nelle aree boscate corretti. Nel passato le tecniche di forestazione venivano effettuate con alberi non autoctoni a rapido accrescimento, creando dei veri e propri boschi definiti “paraclimax”. Gli interventi selvicolturali devono prevedere invece il mantenimento e l’inserimento di specie arbustive ed arboree autoctone, consentendo una maggiore biodiversità forestale e creando le condizioni per cui in un bosco riesca ad instaurarsi un valore di “climax”.
6- IL RECUPERO DELLE AREE PERCORSE DALL’INCENDIO:
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Il recupero delle aree percorse da incendio è difficilmente prevedibile perché è da mettere in relazione ad un numero estremamente elevato di fattori. Un incendio di vaste proporzioni che si ripete spesso nel tempo è uno degli eventi più devastanti per la biodiversità e agisce come fattore determinante sugli ecosistemi già sottoposti a forti stress ambientali come la siccità, l’urbanizzazione, l’erosione. E’ importante verificare: |
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· la frequenza con cui l’area viene percorsa da incendi.
La ripetizione del fenomeno compromette la capacità di recupero e di
risposta a fenomeni di perturbazione degli equilibri egli ecosistemi
(resilienza);
· l’estensione della superficie colpita da incendio. Maggiore è la
superficie e più lunghi saranno i tempi di recupero;
· distanza dell’area colpita da altre aree con caratteristiche ecologiche
simili. Se le distanze saranno troppo elevate i tempi si allungano e la
stessa possibilità di ricolonizzazione sarà ridotta. Alcune specie animali e
vegetali non avranno ovvero più la possibilità di tornare spontaneamente a
ricolonizzare l’area;
· complessità dell’ecosistema colpito dall’incendio. Un bosco è sicuramente
una struttura più complessa di un ambiente erbaceo e i tempi di recupero
saranno maggiori;
· stato di conservazione dell’ambiente colpito dall’incendio. Un ambiente in
un buono stato di conservazione si presenterà con un grado elevato di
biodiversità (numero di specie e complessità di rapporti ecologici). La
possibilità di un ambiente così di recuperare in tempi rapidi è sicuramente
molto bassa.
Piombo Marco
Responsabile Guardie Giurate WWF
Nucleo di Savona
WWF Gruppo Attivo di Savona
18 Febbraio 2005