Una proposta micidiale

Data di pubblicazione: 04.02.2005

 

 

Autore: De Lucia, Vezio

 

 

 

Un disastro incombe sulle città e sul territorio italiani.

 

Un disastro incombe sulle città e sul territorio italiani. Nel prossimo mese di febbraio, la Camera dei deputati potrebbe approvare la nuova legge urbanistica. Una proposta micidiale, che porta il nome di Maurizio Lupi, deputato di Forza Italia, negli anni passati assessore del comune di Milano e ispiratore dell’urbanistica contrattata di rito ambrosiano. A Milano non valgono più le antiche regole. Non è il piano regolatore che comanda le scelte edilizie. È vero il contrario, sono i progetti, una volta approvati, a determinare il piano regolatore. Che diventa così una specie di catasto dove si registrano le trasformazioni decise a scala edilizia. È la medesima impostazione della proposta di legge in discussione alla Camera. L’urbanistica non è più competenza esclusiva del potere pubblico, ma dipende dagli “atti negoziali” e dagli accordi fra i soggetti istituzionali e i “soggetti interessati”, che certamente non sono la pluralità dei cittadini ma solo i detentori della proprietà immobiliare.

Un’altra novità riguarda il campo di applicazione dei piani regolatori che non coprono più l’intero territorio comunale, com’è sempre stato dal dopoguerra, ma spetta alle regioni di individuare gli ambiti territoriali e i contenuti della pianificazione. C’è ancora di peggio, il disegno di legge Lupi ha snaturato la stessa disciplina urbanistica, scorporando da essa la tutela dei beni culturali e del paesaggio, che nella legislazione del nostro Paese erano state sempre organicamente intrecciate. Alcuni dei risultati più straordinari dell’urbanistica italiana non sarebbero più possibili se fosse approvata la legge in discussione. Mi limito a ricordare la destinazione pubblica dell’intero comprensorio (2.500 ettari) dell’Appia Antica, a Roma, deciso dal piano regolatore del 1965 proprio per tutelare l’enorme patrimonio d’arte e di storia formato dalla regina viarum e dai dintorni. Non sarebbe più possibile la formazione del gran parco delle mura a Ferrara, né la salvaguarda delle colline di Firenze, Bologna, Bergamo, Napoli sfuggite agli energumeni del cemento armato.

Un’altra funesta previsione della proposta riguarda la cancellazione dei cosiddetti standardurbanistici, che sono una sorta di diritto alla città, il riconoscimento a ogni cittadino italiano di disporre di una sufficiente quantità di spazio pubblico per servizi fondamentali: il verde, l’istruzione, i parcheggi, e altre attrezzature. Gli standard,frutto di vaste e prolungate rivendicazioni popolari,esistono nell’ordinamento italiano dal 1968, e da allora hanno rappresentato un riferimento irrinunciabile per l’azione di partiti, comitati, associazioni, movimenti che hanno preteso, e ottenuto, la realizzazione e la gestione di servizi essenziali. Con la legge Lupi non sarà più così, e in nome della flessibilità e della privatizzazione esulta la stampa confindustriale che scrive di “un vero e proprio sblindamento, quello previsto dall’articolo 6, che è destinato a far saltare una delle norme che più hanno irrigidito l’urbanistica italiana degli ultimi venti anni: la disciplina degli standard urbanistici”.

L’opposizione tace. Anzi, ampi settori del centro sinistra, quelli convinti che la modernità consista nell’asservimento dell’interesse pubblico all’interesse privato, collaborano al buon esito dell’iniziativa. La stampa non si occupa dell’argomento. Solo l’associazione Italia nostra, riunita a Roma in un convegno sul paesaggio, ha lanciato l’allarme e ha avviato una raccolta di firme sotto un appello all’opinione pubblica e ai partiti politici. Un appello preoccupato e severo: preoccupato per gli effetti del disegno di legge Lupi, severo nei confronti non solo di chi ha proposto ma anche di chi non l’ha contrastato..

Questa nota è stata pubblicata su Liberazione del 30 gennaio 2005

 

Allegato 2:

 

 

Tutto il potere ai palazzinari

Data di pubblicazione: 12.02.2005

 

Autore: Emiliani, Vittorio

 

 

 

Nel silenzio quasi totale, raggelante, dell’informazione, la Camera ha cominciato a discutere in aula la legge, firmata dall’on. Maurizio Lupi (Forza Italia, milanese, vicino a Formigoni) con la quale verrà praticamente fatta saltare la normativa urbanistica esistente, a livello nazionale e quindi anche regionale e locale. Naturalmente a tutto vantaggio di formidabili interessi immobiliari. Associazioni come Italia Nostra, intellettuali che hanno a cuore il Bel Paese si stanno mobilitando contro questa legge che demolirà, se approvata come vuole il centrodestra, alcuni pilastri di una legislazione che tanta fatica è costata, a partire dagli anni Sessanta.Una legislazione che ha dato civiltà al nostro Paese, così spesso depredato dalla speculazione immobiliare, legale e illegale.
Il punto-chiave, o «nero», di questa legge. Per essa le attuali regole urbanistiche sono «autoritative». Eppure, il potere pubblico viene democraticamente esercitato, coi dovuti controlli dai Comuni attraverso il dibattito e il voto in Consiglio dei rappresentanti del popolo. Tutto ciò non va più bene, è «autoritativo» (o autoritario) nonché dirigista. Quindi va radicalmente cambiato e reso «paritetico». Nel senso che i privati saranno chiamati ad esprimere la loro volontà non dopo l’approvazione consiliare dello strumento urbanistico (cioè nella fase delle osservazioni), o, consultivamente, anche durante il lavoro per il piano. Saranno abilitati a farlo «prima». Insomma, il nuovo piano urbanistico disegnato dalla legge Lupi verrà redatto, in sostanza, sulla base della volontà espressa dai «soggetti interessati», cioè dai privati proprietari di aree, dalle società immobiliari, dai «palazzinari». Prevale così il «rito ambrosiano», vale a dire la non-pianificazione introdotta dal centrodestra a Milano (che non è mai stato un modello di urbanistica europea), dove il piano è, già oggi, la sommatoria dei tanti interessi privati «negoziati» prima col Comune.
Quindi, via «la città dei cittadini» (per ricordare un bel libro anni Settanta del sociologo socialista Roberto Guiducci) e spazio alla «città delle immobiliari». Queste ultime, negli anni del boom edilizio, spiazzavano i Comuni costruendo lottizzazioni in zone agricole, e costringendo poi l’ente pubblico a inseguirle portando sin là i servizi essenziali. D’ora in poi non dovranno neppure fare questa fatica, nel senso che saranno loro a pre-determinare gli sviluppi della città contrattandoli con Comuni ormai spossessati dei poteri fondamentali (e democratici) in materia.
Un secondo punto-chiave della legge Lupi prevede la pratica sparizione degli standard urbanistici vigenti dopo la legge-ponte del 1968, conquista di grande civiltà che assegnava a ciascun cittadino una quota di metri quadrati di verde, di parcheggi, di scuole primarie, di strutture sportive, eccetera. Sostituiti ora dalla semplice raccomandazione a «garantire comunque un livello minimo» di attrezzature e servizi «anche con il concorso di soggetti privati». In tal modo, i Comuni già avanti nell’acquisizione degli standard minimi retrocederanno e quelli invece più indietro rimarranno desolatamente più in coda.
Terzo punto «nero» della legge ora alla Camera (ripeto: nel silenzio totale dei giornali, anche di quelli che con le grandi immobiliari non hanno rapporti di parentela aziendale): la tutela del paesaggio e dei beni culturali non farà più parte della pianificazione ordinaria delle città e del loro territorio. Viene così demolita un’altra acquisizione essenziale della nostra cultura che, con la legge Galasso del 1985 e con altre leggi (anche regionali) di buona qualità, aveva integrato in una salvaguardia unitaria, territorio, ambiente e paesaggio. Di qui in avanti, essi saranno invece divisi e attribuiti a leggi, uomini e strumenti differenti. Col risultato che prevarranno, più che mai, gli interessi forti: quelli che accoppiano cemento e asfalto. Si pensi a Roma che è riuscita a votare in consiglio comunale il suo Piano Regolatore nel 2003, a 94 anni dall’ultimo Prg, approvato nello stesso democratico modo (erano i tempi del sindaco Nathan). Roma, dove negli ultimi 40 anni la popolazione è aumentata soltanto del 17% - e sta calando sempre più - mentre lo spazio urbanizzato, cemento più asfalto, si è dilatato del 260%, e non accenna a frenare questo suo dilagare nell’Agro. Qui non si vogliono difendere, in sé, gli strumenti, a volte invecchiati, della pianificazione urbanistica vigente. Se ne vogliono salvaguardare i princìpi fondamentali incentrati sull’interesse generale tutelato (per ora) dalla Costituzione, sul democratico rapporto Stato-Regioni-Enti locali che insieme compongono la Repubblica dei cittadini, fra i quali ci sono ovviamente anche i privati detentori di aree. Non però il regno delle immobiliari che invece la legge Lupi disegna in ore già drammatiche per la casa abbandonata per anni, un po’ da tutti purtroppo, al cosiddetto «libero mercato», in realtà alla legge selvaggia del più forte.

 

 






Allegato 3:

Appello “Fermate la legge Lupi”

1/4


Fermate la legge Lupi

”per il governo del territorio”

La Camera dei Deputati si appresta a votare la riforma del governo del territorio, nel testo approvato dalla VIII commissione parlamentare. Il testo, in gran parte dovuto al presidente della commissione on. Lupi, sopprime il principio stesso del governo pubblico del territorio, che rappresenta una della principali conquiste del pensiero liberale e accomuna tutti i paesi sviluppati, e cancella i risultati di importanti conquiste per la civiltà e la vivibilità della condizione urbana e la tutela del territorio ottenute nell’ultimo mezzo secolo dalle forze sociali e politiche e dalla cultura italiana.

Nella legge si sostituiscono gli “atti autoritativi”, e cioè la normale attività pubblica di pianificazione, con gli  “atti negoziali con i soggetti interessati”. La relazione di  accompagnamento della legge specifica che i soggetti interessati non si identificano – come sarebbe auspicabile - con la pluralità dei cittadini che hanno diritto ad avere una ambiente urbano vivibile e salubre, ma si identificano invece con la ristretta cerchia degli operatori economici. Un diritto collettivo viene dunque sostituito con la sommatoria di interessi particolari: prevalenti, quelli immobiliari. I luoghi della vita comune, le città e il territorio vengono affidati alle convenienze del mercato.

Nella legge si sopprime l’obbligo di riservare determinate quantità di aree alle esigenze di verde, servizi collettivi (scuole, sanità, sport, cultura, ricreazione) e spazi di vita comuni per i cittadini, ottenuto decenni fa grazie a un impegno massiccio delle associazioni culturali, delle organizzazioni sindacali, del movimento associativo e di quello femminile, delle forze politiche attente alle esigenze della società. Gli “standard urbanistici” sono infatti sostituiti dalla raccomandazione di “garantire comunque un livello minimo” di attrezzature e servizi, “anche con il concorso di soggetti privati”.  L’obbligo del rispetto quantitativo degli standard urbanistici è già rispettato nei comuni dove la corretta pianificazione urbanistica è un risultato consolidato, ma è un traguardo ancora molto lontano in numerosissime città italiane.

Nella legge si esclude la tutela del paesaggio e dei beni culturali dagli impegni della pianificazione ordinaria delle città e del territorio. Contraddicendo una linea di pensiero che, da oltre mezzo secolo, aveva tentato di integrare con la pianificazione i diversi aspetti e interessi sul territorio in una visione pubblica unitaria, contraddicendo gli indirizzi culturali e legislativi che dalle leggi del 1939 e del 1942 avevano condotto alla “legge Galasso” e alle successive leggi regionali, paesaggio e trasformazioni territoriali sono divisi: affidati a leggi diverse, a uomini diversi, a strumenti diversi. Non c’è dubbio a chi spetterà la parola in caso di contrasti: non certo a chi rappresenta i musei e il bel Paese, ma a chi investe, occupa, trasforma, agli “energumeni del cemento armato”, pubblico e privato.

Ci siamo limitati a sottolineare alcuni aspetti più negativi della legge, che ci sembrano sufficienti per esprimere un giudizio preoccupato e severo: preoccupato per gli effetti, severo nei confronti non solo di chi l’ha proposta, ma anche di chi non l’ha contrastata.

E’ grave il silenzio della stampa.

E’ grave l’atteggiamento minimalista dei gruppi parlamentari dell’opposizione che, nel migliore dei casi, si sono limitati a un’azione di piccoli emendamenti e di espressione di parziale dissenso a una linea radicalmente eversiva.

E’ grave il silenzio dei partiti politici, che si presentano di nuovo alle elezioni senza aver espresso con chiarezza il loro orientamento (anzi, le loro decisioni) su un argomento così rilevante per il futuro del paese, per le condizioni di vita dei suoi abitanti, per la sorte stessa della democrazia.


Allegato 4:



ORDINE DEL GIORNO


La riforma urbanistica è tra le riforme necessarie per la modernizzazione qualitativa dell’Italia. La legislazione

nazionale fa riferimento ai principi della legge n. 1150 del 1942 a fronte di una realtà sociale ed economica che ha

affrontato processi di mutamento profondi. Da un lato l’urbanistica di espansione si è in larga parte arrestata, dall’altro

sono cresciute le esigenze di recupero e di riqualificazione delle città esistenti, o di riutilizzo di quelle parti di città non

più usate per finalità produttive (si pensi al tema della riconversione delle aree industriali dismesse che ci riguarda da

vicino).

Da qui nasce l’esigenza di governare le trasformazioni con strumenti moderni capaci di tenere insieme una chiara ed

inequivocabile regia pubblica con una necessaria flessibilità operativa.

RILEVATO CHE:

alla luce del nuovo titolo V della parte seconda della Costituzione sussiste la competenza statale per una legge di soli

principi che stabilisca contenuti generali e strumenti del governo pubblico del territorio.

VISTO CHE:

la Camera dei Deputati si appresta a votare la riforma del governo del territorio, nel testo approvato dalla VIII

Commissione Parlamentare. Il testo sopprime il principio stesso del governo pubblico del territorio, che rappresenta una

della principali conquiste del pensiero liberale e democratico italiano ed europeo e cancella i risultati di importanti

conquiste per la civiltà e la vivibilità della condizione urbana e la tutela del territorio ottenute nell’ultimo mezzo secolo

dalle forze sociali e politiche e dalla cultura italiana.

VALUTATO CHE:

nella legge si sostituiscono gli “
atti autoritativi”, e cioè la normale attività pubblica di pianificazione, con gli “atti
negoziali con i soggetti interessati”.
I soggetti interessati non sono identificati con la pluralità dei cittadini generalmente
intesa ma si identificano invece con la ristretta cerchia degli operatori economici.

ESAMINATO CHE:

nella legge si sopprime l’obbligo degli standard urbanistici ovvero di riservare determinate quantità di aree alle esigenze

di verde, servizi collettivi (scuole, sanità, sport, cultura, ricreazione) e spazi di vita comuni per i cittadini, ottenuto

decenni fa grazie a un impegno massiccio delle associazioni culturali, delle organizzazioni sindacali, del movimento

associativo e di quello femminile, delle forze politiche attente alle esigenze della società.

VISTO CHE:

nella legge si esclude la tutela del paesaggio e dei beni culturali dagli impegni della pianificazione ordinaria delle città e

del territorio, contraddicendo una linea di pensiero che, da oltre mezzo secolo, aveva tentato di integrare con la

pianificazione i diversi aspetti e interessi sul territorio in una visione pubblica unitaria, che ha tenuto conto delle molteplici componenti di un territorio.

RILEVATO CHE:

il Comune ......................................nel passato e nel presente ha intrapreso strade innovative e coraggiose negli strumenti e nella visione del governo del territorio. Consapevoli di questa tradizione esprime la volontà di contribuire con la sua  esperienza allo sviluppo di un dibattito più ampio, capace di contrastare la riforma urbanistica in discussione.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI ..........................

IMPEGNA:

il Sindaco e la Giunta ad attivare momenti continui e strutturati di discussione sulla pianificazione, caratterizzati dal

coinvolgimento di tutti quei soggetti che a vario titolo concorrono al governo del territorio, capaci di mettere in

relazione la Regione............., le esperienze maturate nei tanti territori comunali della nostra regione come contributo ad

una campagna di contrasto e di originale proposta sui temi della riforma urbanistica italiana.


Allegato 5:


               
Il Comune di .........          



Provincia di ..........




Preso atto che

-        
Il 7 febbraio 2005, presso la Camera dei Deputati, è in iziato l’esame del progetto di legge “princìpi in materia di governo del territorio” (Relatore On. Lupi);
-        
La Commissione VIII-Ambiente, ha elaborato un testo unificato esito dell’integrazione del testo originario presentato dal Relatore con gli emendamenti proposti dai membri della Commissione;

Tenuto conto

che il provvedimento, secondo autorevoli pareri degli esperti in materia, risulta in contrasto con diversi princìpi della Costituzione della Repubblica italiana, e precisamente con

-        
l’articolo 9 “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”;
-        
l'articolo 117 lettera s, lo Stato ha legislazione in materia di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, dei beni culturali”;
-        
l’articolo 118, “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”;

Considerato

-        
che il Progetto di Legge sopprime il principio di governo pubblico del territorio, che rappresenta una della principali conquiste del pensiero liberale e accomuna tutti i paesi sviluppati,
-        
che il Progetto di Legge cancella i risultati di importanti conquiste per la civiltà e la vivibilità della condizione urbana e la tutela del territorio ottenute nell’ultimo mezzo secolo dalle forze sociali e politiche e dalla cultura italiana;
-        
che nel Progetto di Legge si sostituiscono gli “atti autoritativi”, e cioè la normale attività pubblica di pianificazione, con gli “atti negoziali con i soggetti interessati”.
-        
che la relazione di accompagnamento alla Proposta di Legge specifica che i soggetti interessati non si identificano – come sarebbe auspicabile - con la pluralità dei cittadini che hanno diritto ad avere una ambiente urbano vivibile e salubre, ma si identificano invece con la ristretta cerchia degli operatori economici;
-        
che, in ragione del punto precedente, un diritto collettivo viene dunque sostituito con la sommatoria di interessi particolari (prevalenti, quelli immobiliari) e quindi i luoghi della vita comune, le città e il territorio vengono affidati alle convenienze del mercato;
-        
che nel Progetto di Legge si sopprime l’obbligo di riservare determinate quantità di aree alle esigenze di verde, servizi collettivi (scuole, sanità, sport, cultura, ricreazione) e spazi di vita comuni per i cittadini, ottenuto decenni fa grazie a un impegno massiccio delle associazioni culturali, delle organizzazioni sindacali, del movimento associativo e di quello femminile, delle forze politiche attente alle esigenze della società;
-        
che nel Progetto di Legge si esclude la tutela del paesaggio e dei beni culturali dagli impegni della pianificazione ordinaria delle città e del territorio, contraddicendo una linea di pensiero che, da oltre mezzo secolo, aveva tentato di integrare con la pianificazione i diversi aspetti e interessi sul territorio in una visione pubblica unitaria;


ritiene

il Progetto di Legge “Princìpi in materia di governo del territorio”

-        
un atto di aggressione verso i poteri e i compiti degli enti territoriali a rappresentanza generale, così come sanciti dalla Costituzione della Repubblica e dalle vigenti Leggi dello Stato;
-        
una pericolosa e inaccettabile apertura alla negoziazione di diritti di cittadinanza con le logiche di mercato;
-        
una palese attacco al Paesaggio italiano e ai suoi valori;

valutato pertanto

che il Progetto di Legge “Princìpi in materia di governo del territorio” risulta essere dirompente sotto tutti i profili: ambientale, sociale, culturale e politico;


esprime

la più netta contrarietà al provvedimento in oggetto;


Per queste ragioni invita

il Parlamento a non approvare il Progetto di Legge “Princìpi in materia di governo del territorio”;

la Regione ........................ ad impegnarsi per il ricorso alla Corte Costituzionale per tutelare le

potestà regionali;

la Regione .............................., in base al potere di autonomia legislativa riconosciutale dal Titolo V della

Costituzione Italiana, ad approntare e promulgare (se necessario) una Legge Regionale che inibisca

gli effetti del provvedimento in oggetto;


si impegna

ad inviare il presente ordine dei giorno:

- alla Presidenza dei Consiglio dei Ministri

- alla Presidenza della Camera;

- alla Presidenza dei Senato;

- ai Parlamentari eletti nei collegi della Regione;

- al Presidente della Regione ...................;

- agli organi di stampa.